Di fronte alle preoccupazioni per la salute portate dal COVID19,  i lavoratori stanno manifestando insofferenza, paura e stanchezza –  sia mentale che fisica – per una condizione davvero innaturale ovvero quella della #reclusione e per una situazione che crea un livello di stress notevole, ovvero:  l’incertezza del presente, la mancanza di alcun tipo di controllo, l’impossibilità di avere analisi predittive su cui basarsi.

Non sappiamo né cosa combattere, né quando la situazione tornerà a normalizzarsi.

In questa situazione il bisogno fondamentale è la #SALUTE.

Ma cosa intendiamo ora con questo termine?

Io ho in mente più aspetti di cui parlarvi, ma prima riflettiamoci insieme.

Con il termine salute si intende comunemente una condizione di efficienza del proprio organismo corporeo che viene vissuta individualmente, a seconda dell’età, come uno stato di relativo benessere fisico e psichico, caratterizzato dall’assenza di gravi patologie invalidanti.

BENESSERE CORPOREO

Questa situazione di salute psicofisica, per i progressi della medicina, viene oggi indicata come il conseguimento della migliore qualità e durata della vita, ottenibili preservando e ripristinando lo stato di benessere anche spirituale.

BENESSERE SPIRITUALE

Nel XX secolo la salute, definita dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) “stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia“, viene considerata un diritto e come tale si pone alla base di tutti gli altri diritti fondamentali che spettano alle persone.

BENESSERE DINAMICO

A LIVELLO INDIVIDUALE,

SOCIALE, ECONOMICO

La salute è uno stato dinamico di completo benessere fisico, mentale, sociale e spirituale, non mera assenza di malattia, viene considerata più un mezzo che un fine rappresentante una risorsa che consente alle persone di condurre una vita produttiva a livello individuale, sociale ed economico.

Molti lavoratori e imprenditori stanno già vivendo uno stato di disoccupazione, ma per quelli che stanno ancora lavorando, o che potrebbero tornare al lavoro,  si rende indispensabile definire le priorità delle preoccupazioni/esigenze, considerato che la previsione per il 2020 è della diminuzione del PIL in Italia di 9 punti e per il 2021 di almeno 3 punti.
 
Tale situazione potrebbe causare un ulteriore deterioramento della fiducia nei mercati (e quindi continuare a produrre effetti negativi anche finanziari), prolungando al contempo la crisi e mettendo in secondo piano la salute delle famiglie e dell’economia.
 
A mio avviso, i leader chiamati a condurre i governi, le tanto famose #TasKForce,  dovrebbero considerare la tutela di più forme di salute, per la precisione 4 forme differenti, tra loro complementari per garantire la salute dell’individuo nella sua complessità.
 

 

Salute FISICA

Le aziende dovrebbero garantire ai dipendenti condizioni di totale sicurezza, rendere gli orari flessibili, scaglionare le giornate di presenza e fare operare, quando possibile, in modalità smartworking.
 
Noi in Italia siamo fortunati rispetto alla tutela della salute dei lavoratori.
 
Non è lo stesso in altre parti del mondo e non serve che faccia gli esempi dei peggiori in classifica perchè ne vediamo ogni giorno in tutti i notiziari.  Ce ne sono però sono per fortuna anche di positivi, come quello di Uber.
Uber garantisce a tutti una retribuzione per malattia ai conducenti affetti da coronavirus (anche se poi – malgrado le richieste pressanti dei dipendenti – non ha accettato di sospendere le corse collettive in risposta al consiglio di mantenere il necessario “distanziamento sociale”).
 

 

Salute FINANZIARIA

Riuscire a sopravvivere – almeno quello – deve essere una priorità assoluta.
 
Malgrado i tanti proclami rispetto agli eroi del COVID19, ai lavoratori in prima linea non è ancora stato riconosciuto un valore evidenziato nel salario.
In una situazione di pandemia, bisogna innanzitutto definire quali sono le condizioni da rispettare per garantire la tutela della salute.
Definite quelle, vanno poi applicate a tutti i settori consentendo le attività nel rispetto delle condizioni prima determinate.
 
Non è possibile costringere i dipendenti a lavorare in qualsiasi condizione per il semplice motivo che non possono permettersi di rinunciare al salario.
 
Non è possibile rifiutarsi di andare al lavoro perchè non ci si sente sicuri se invece le condizioni lo permettono.
 
La retribuzione aggiuntiva  – in caso di pericolo per il lavoro ad alto rischio –  è un giusto riconoscimento  che dovrebbe essere riservato a tutte le  persone che si recano nei luoghi di lavoro rischiosi.
 
Servono interventi che garantiscano una soglia minima salariale a tutti i lavoratori impossibilitati a continuare l’attività e un aiuto concreto agli imprenditori perchè possano mantenere in essere le aziende che consentiranno la ripresa di una vita economica “normale”.
 
Se non ci preoccupiamo anche di tutto questo,
presto saremo malati di un’altra grave forma pandemica,
la povertà

 

Salute EMOTIVA 

La compassione fa la differenza. Di questi tempi si parla tanto di Leadership Compassionevole quale ultima frontiera dei modelli da portare in azienda (ne parlavo pochi mesi fa con Marcello Albergoni di Linkedin che era appena svolto una traning session negli States.
I migliori leader comunicano regolarmente con i loro lavoratori, considerano tutti come membri di una “famiglia” e riconoscono il valore di chi si comporta in modo particolare andando al di là dei propri doveri per aiutare gli altri, facendo sacrifici.
 
Il riconoscimento può far sentire le persone apprezzate e anche ispirare gli altri per trovare un senso in questo periodo di grande stress e disorientamento.
 
La formazione può aiutare tantissimo perchè serve a far ritrovare la gente insieme anche solo in ambienti virtuali, ad allentare la tensione, a creare ambiti collaborativi molto prossimi per dinamiche a quelli fisici operativi e ad imparare a tradurre i processi fisici nei nuovi contesti  virtuali delle Room delle varie piattaforme che tutti stiamo usando.
 
La formazione sta evidenziando il suo ruolo strategico e decisivo come acceleratore dei processi di cambiamento, aiutando le persone a collocarsi nel nuovo contesto e a esprimere i propri talenti, portando contributi utili e valore aggiunto a tutta l’organizzazione.
 
 

Salute SOCIALE

Tutti possiamo fare qualcosa per aiutare gli altri, il poco che faremo farà un’enorme differenza, quindi non cerchiamo scuse per dire: “Ma cosa posso fare io? Niente”.
Molti imprenditori si sono reinventati e convertiti fornendo servizi e beni essenziali.
Infermieri e medici – anche in pensione – hanno dato disponibilità assoluta per fornire aiuto alle persone malate.
 
Però, si può fare qualcosa di utile, anche se non così clamoroso.
 
Molte aziende hanno risorse sottoutilizzate che possono essere utili ai dipendenti: noi ad esempio abbiamo offerto i portatili a chi ne necessitava per far seguire le lezioni ai bambini, oppure carta per stampare le chart didattiche.
 
Chi già gode di un reddito sociale potrebbe continuare a percepirlo, facendo però anche qualcosa di utile per la collettività.
Ad esempio, potrebbe offrire formazione online nelle aree di competenza, piuttosto che  diventare tutor per i tesisti universitari (anche questa è un’attività che stiamo facendo in ETAss).
 
La crisi COVID-19 dovrebbe essere un campanello d’allarme per l’attenzione compassionevole alle esigenze dei lavoratori, ma oserei dire, alle esigenze di tutte le persone coinvolte nel ciclo  economico.
 

alcune CONSIDERAZIONI

In una situazione come questa sempre di più le dinamiche di contrapposizione da posizione e status mostrano i loro limiti, come invece manovre e strategie concertate in cui gli sforzi convergano verso un obiettivo comune, possono dare risultati inattesi, addirittura insperati.

Dovremmo ritrovare un ruolo per le organizzazioni datoriali e sindacali

perchè escano da canali di contrapposizione: non è più tempo.

Siamo tutti sulla stessa barca, se affonda muoriamo tutti.

Dal mio modesto punto di vista, ma anche dal mio osservatorio privilegiato che mi consente di osservare dall’interno e da tanto tempo uno specifico comparto (quello del professional training ),  2 sono gli elementi che dominano maggiormente i miei pensieri:

  • la necessità di ridisegnare i processi
  • il ruolo della formazione

Gli imprenditori e i manager  sono chiamati a ripensare prodotti e processi: il mondo è già cambiato e non tornerà mai più come prima.

Dovremo concentrare le nostre energie sul ridefinire gli obiettivi, organizzare il lavoro in progetti, sostenere le relazioni tra i lavoratori così come con i clienti.

E’ un movimento che spinge dal basso.

Ciò dovrebbe  incoraggiare  i “Leader Facilitatori” a dare un reale sostegno al cambiamento: di nuovo emerge forte l’importanza della formazione e del coaching come leva di cambiamento e supporto.

L’emergenza COVID parla al Governo, Datori di lavoro e Organizzazioni Sindacali e urla loro di come il digital devide sia ormai argomento da superare per sopravvivere e rilanciare, sia in termini di nuove competenze da acquisire che in relazione a nuove modalità formative (in linea con la nuova configurazione delle relazioni professionali e formative a  sostegno allo sviluppo economico del Paese intero).

Alcuni elementi sono fondamentali per sostenere il cambiamento post COVID:

  • SEMPLIFICAZIONE BUROCRATICA > si semplifichi il sistema dei fondi a favore di un maggior e miglior utilizzo della formazione
  • FORMAZIONE ONLINE > si consideri la formazione a distanza parificandola a quella in presenza
  • AGEVOLAZIONI FINANZIARIE >  il credito d’imposta è un possibile strumento per sostenere le imprese che decidono di investire sulle persone, sulla cultura e sul cambiamento anche attraverso la formazione.

Una cosa è certa ormai.

Quando l’economia ripartirà non saremo più come prima.

Potremmo essere migliori. Dipenderà anche da noi.

 
 
Ispirato da: Rosabeth Moss Kanter – Harvard Business School Professor. Founder, director. Inspires/leads. 20th book now out! Think Outside the Building – innovating to change the world