Complice l’estate, ho pensato di raccontare il cambiamento in un modo un po’ diverso da quello che uso nei miei post. Ho scelto di farlo usando dei racconti, non delle survey. Al centro situazioni reali non big data. Ecco perché #SetteStorie: una serie di racconti dedicate alle persone, alle loro vite, al loro lavoro.

Sono storie ispirate da chi ho incontrato nel corso della vita e che per qualche motivo ha lasciato un segno dentro di me.

Ho deciso di condividerle su LinkedIn nella loro versione digitale: poche righe per trasmettere un concetto, un’emozione.

Sono state lette da più di 25.000 persone, e hanno avuto i commenti più disparati legati alle emozioni emerse in quel momento nel cuore e nella testa di chi leggeva: commozione, gioia, ammirazione, voglia di cambiamento, consapevolezza, serenità.

Ed io ho ricevuto molto da questo.

Ogni frase di commento una ispirazione in più, una nuova emozione

Ogni individuo può essere fonte di ispirazione: con le proprie scelte è testimone di una possibilità alternativa. Ci mostra ciò che non abbiamo ancora visto, ci porta a valutare alternative mai considerate prima. In definitiva, leggere fa esplodere la creatività perché stimola le emozioni e ci porta oltre i nostri confini.

Niente di più importante per valutare e abbracciare il cambiamento.

Non c’è nulla di autobiografico: posso solo ringraziare chi con la propria vita è stata fonte di ispirazione. Io ho solo osservato, ascoltato, accolto e tradotto con le parole che la mia storia personale mi ha dettato.

Nella vita non esistono solo fatica e disagi: soprattutto non siamo i soli a sopportarli. Quante volte abbiamo sentito o detto questa frase: “Ma capitano tutte a me?”.

In verità no, capitano a tutti. Ma tutti reagiamo in modo diverso.

Questo fa la differenza

Continueremo a “crescere” fino a quando riusciremo a guardare il mondo con gli occhi di un bambino senza smettere mai di stupirci. Ciò non dipende dall’età, è un atto di volontà.

Non c’è limite al nuovo, non c’è limite al bello, non c’è limite al meglio.

Io ho deciso, o forse fa parte di me.

Io sono – voglio – essere curiosa della vita…  e non smetterò mai.

 

#SetteStorie – 1. QUANDO TUTTO SEMBRA PERDUTO

Ho conosciuto Antonio.
Si presenta e mi dice: “Mi scusi signora, ho visto i suoi cani, anche io amo gli animali”.
Mi racconta che aveva perso il lavoro e non riusciva più a trovarne uno. “Mia moglie mi ha lasciato: ha detto che il lavoro io non lo cercavo”.
Viene da Lampedusa, luogo meraviglio, dove – dice lui “quando ci vado, tutti mi trattano come un signore, ma non ci tornerei, la mia vita è qui”. Vive con la sua cagnolina Greta – era il nome di una cantante di Amici e mia figlia ha voluto chiamarla così – e lei che lo saluta sera e mattina. Il lavoro l’ha trovato.
“Mi hanno confermato” dice fiero “Una delle industrie più importanti del comasco, e la titolare alla festa dei trent’anni ha detto – Se stiamo festeggiando è grazie a tutti voi: senza le persone le aziende non crescono”.
Sua figlia non ha voluto andare ma Antonella, la titolare, ha voluto che la portasse il lunedì dopo, per un incontro privato.
“Tuo padre è una persona onesta e sincera: devi essere fiera di lui”.

Perché un uomo dovrebbe scegliere di non perdere mai la propria dignità, anche quando tutto lo abbandona?
Per il rispetto di sua figlia.
“Tesoro, dillo a mamma, che il lavoro adesso ce l’ho”.

 

#SetteStorie – 2. 14 AGOSTO

Ma è mai possibile che al 14 agosto debba catapultarmi fuori dal letto alle 6 e mezzo? Questo diceva Marco tra sé e sé mentre andava a fare la doccia prima di partire per Malpensa. Se, a quasi 50 anni, ti ritrovi ancora a fare la vita da disgraziato, senza una famiglia e un lavoro che abbiano un senso di prospettiva, beh .. i casi sono due: o hai fatto un po’ di confusione (magari ce l’hai nella testa) oppure ti è andata davvero male.
Sua moglie – la madre di mia figlia la chiamava lui, quasi a prenderne le distanze – sarebbe arrivata dalla Grecia dove era stata in vacanza con Giada, la loro figlia.
Stare vicini, prendere le distanze, andare all’aeroporto, riportarle al traghetto per ripartire per la Corsica… Una vita da sbandati.
“Ma in tutto questo dove sto io?” Si chiedeva. E’ essere a servizio di una situazione, una trappola da cui non riesci ad uscire perché l’hai costruita tu stesso.
E pensare che mia moglie è una Coach: peccato che lei il lavoro non lo porti a casa, con me parla d’altro.
Sono davvero stanco.
Il venerdì sera mi viene da vomitare e non riesco neanche più a sognare.

E’ il 14 agosto. Tra due giorni porto mia moglie e mia figlia a Livorno, ed io tornerò in ufficio, a Torino.
E non so neanche per cosa, né per chi…o forse, più semplicemente, è quello che voglio.

 

#SetteStorie – 3. VIAGGIO SENZA RITORNO

Eleonora è una ragazza di una eleganza che non ammette dubbi: una di quelle donne che qualsiasi cosa abbiano addosso stanno bene, perché sono belle e basta.
Bella vuol dire tante cose: non è solo un fatto di centimetri e chili, piuttosto di armonie e valori.
E’ quasi una musica la bellezza, per chi riesce a riconoscerla.
Ha appena superato l’esame per diventare commercialista, viene da una parte dell’Italia dove le persone che hanno voglia di emergere e far bene fanno davvero fatica.
Per questo il suo è stato un viaggio senza ritorno. E lei lo sa. Lei lo vuole. E’ qui per dimostrare quello che vale, per prendersi le soddisfazioni che deve avere, per farsi spazio nei contesti in cui solo il valore conta, non le raccomandazioni, non le appartenenze.
E ci riuscirà, perché qualcuno si accorgerà di lei.

Forse ha già un amore, un giovane con la stessa sua storia, che sente come lei, che vive come lei.

E tornerà da dove è partita, ma solo in vacanza, per vedere ancora il sole che tramonta su un lungomare che ti toglie il fiato, ma che a lei non ha mai dato speranze.

 

#SetteStorie – 4. CORSO COMO

Oggi Milano è ancora più bella.
L’agosto ha tolto un po’ di gente dalle strade e tutto sembra più grande e più luminoso.
Sono qui a passeggiare con mia figlia, ha quattro anni ormai, ma a me sembra sia arrivata da un giorno. Sono quelle sensazioni che hai quando hai una cosa così bella che da una parte ti sembra che si sia sempre stata dall’altra che sia passato un attimo da quando è arrivata.
Vengo da un paese lontano, dal mare… sì come quella canzone di Dalla. Ma la mia vita è ben diversa.
Mio padre è un pescatore, mia madre una artista romantica che non smette di creare oggetti nuovi da vendere nel suo negozio. Si sono amati ma non abbastanza da continuare a stare insieme ed io mi sono ritrovato a vivere per il mondo, figlio di un sogno che ho cominciato a coltivare a 17 anni.
Scuola di Teatro, di regia, di videomaking.. in Spagna, in Francia, a Los Angeles e poi ancora in Italia.
Ho vissuto facendo mille lavori, senza pensare a nulla, vivendo e basta.
Poi ho incontrato Sara. Ho lasciato che la vita si facesse strada senza ostacolarla.
Da allora tutto è cambiato. Il sogno è cambiato.
La vita è fatta di mille sorprese che ci regalano tante emozioni inattese, che non sempre sono quelle per cui abbiamo faticato per anni, in cui abbiamo creduto per anni.
Il tempo ci porta cose nuove e a diventare nuove persone, anche molto diverse da come pensavamo, a volte in meglio a volte no.
Dipende da noi, non da dagli eventi. Dipende da come reagiamo, non da cosa ci capita.
“Papà andiamo nella fontana della piazza grande, quella con tanti spruzzi?”.
Si Tesoro, ti ci porto. Anzi, ci andiamo: ora ad accompagnarmi sei tu.

 

#SetteStorie – 5. MACARONS

Cinque anni in collegio, quattro in Cattolica: una laurea in scienze economiche e bancarie e una carriera davanti a me.
Negli anni 90 era come avere un assegno circolare in tasca: trovavi lavoro subito, e che lavoro. A 35 anni ero dirigente in una delle banche più importanti d’Europa: bella casa, begli amici, bell’amante.
Si, lui c’era, l’amore, ma nella sua vita non c’ero solo io.
Stavo passeggiando per le vie del centro quando mi sono trovata di fronte alle vetrine di Marchesi: c’era un plateau di macarons, allora non sapevo ancora si chiamassero così.
Belli, colorati, intriganti: biscotti più che pasticcini. Questa è stata la mia rovina, o la mia fortuna.

I macarons: intanto un vassoio è venuto via con me ed è andato a farci compagnia ad una cena con amici, c’era anche lui.
Poi però questo dolce è stato l’inizio della fine. La fine della mia carriera in tesoreria, l’inizio di una nuova vita che comincia alle 4,30 del mattino.

Oggi ho una mia pasticceria, due socie, dieci anni di più un gatto e un nuovo amore, che non devo perdonare perché scappa per andare da un’altra.

Perché ho cambiato vita? Mi stava stretta: tutto mi stava stretto, la banca, il mio pseudo-fidanzato, la mia carriera senza scelta… Potevo lasciare tutto come stava, oppure…Io ho scelto oppure.
Non è stato facile, ma non tornerei indietro: la vita è fatta di ogni minuto bello che la compone, buttarne via uno per accontentarsi è da stupidi.

 

#SetteStorie – 6. SULLA RIVA DEL LAGO

I laghi sono strani: sono una via di mezzo tra il mare quando ci mettono davanti le barriere artificiali e i fiumi, se li trasformano in diga.
In ogni caso, grandi piccoli, con affluenti o meno, sono sempre fermi. Dannatamente fermi. Hanno però qualcosa di magico, le rive. Le prospettive sono davvero a breve raggio: vedi le case di chi abita dall’altra parte e nella peggiore delle ipotesi le intuisci.  Questo al mare non succede mai. Io ho scelto di vivere, finire di vivere, qui.
Sulla riva di un lago. Sono stato per tanti anni, più di 40, una persona al centro di tutto, così almeno sembrava. In verità ero al centro di tante trattative, di tanti giochi di potere, a volte falsi, a volte veri.
Non di tante vite: ma di tanti soldi, di tanti destini, certamente. Sta scendendo il sole, piano piano.
Tra poco tutto sarà diverso. Mi ricordo quando guardavo dall’altra parte e immaginavo chi potesse esserci: in verità cercavo di vedere quale parte di me fosse proiettata nell’acqua. E qualche volta non volevo vederla. Nero, profondo, inintuibile.
Il lago è come me.
Del tutto inutile cercare di capire dove ti stai muovendo: l’unica possibilità che hai è non affogarci.
Questo mi ha detto Claudia: “In te mi perdo e non so mai dove sono. Questa cosa mi fa impazzire e mi affascina insieme”. Claudia…. Credo mi amasse molto, molto più di me in ogni caso.
Perché non l’ho capito? Io ho sempre amato una sola cosa in fondo, l’unico di cui mi fidi e mi corrisponda. Il potere.

 

#SetteStorie – 7. I MIGLIORI ANNI

Ti ricordi quando facevamo le feste al locale della compagnia?
Mamma che risate! Sembrava una discoteca. I ragazzi avevano fatto tutto da soli: banco DJ, divanetti, pista, impianto audio, luci.
Eravamo in 24, tante anime diverse, e nessuno chiedeva all’altro da dove veniva e chi volesse diventare.
Stavamo bene, bastava questo. L’odore del tabacco si mischiava a quello del sudore di tanti giovani corpi che si dimenavano da ore, e poi c’era l’amore.
Durava un pomeriggio, per alcuni una vita, per altri era solo un sogno irrealizzabile. C’è chi è diventato una medico, chi una operaia, chi un avvocato o un elettricista.
Tutti nello stesso momento abbiamo ascoltato i Led Zeppelin, i Duran Duran, gli Emerson Lake and Palmer, Stevie Wonder e i Dire Streets. Tutto sognavamo e tutti avevamo un sogno diverso che nemmeno raccontavamo.

Se ci penso ora mi dico che quelli sono stati i migliori anni: nessun giudizio, nessun pregiudizio. Solo voglia di vivere tutti i minuti come se fossero la gara della vita o il tuo funerale. Vivere l’assoluto.

Ora mi guardo indietro e riesco a dire una cosa che non avrei mai ipotizzato allora: la vita con me è stata davvero generosa.
Ho avuto molto di più di quanto potessi sperare, così tanto che mi basta. Così tanto da voler raccontarlo perché qualcuno si guardi indietro e si renda conto della stessa cosa e dica: “Dalla vita ho avuto molto, molto di più di quanto potessi immaginare”.

 

Laura Colombo, 23 agosto 2021