Cosa c’è sul tavolo

Editoriale di Laura Colombo sul mondo HR e Digital  www.lauracolombo.it


 

20 Aprile 2022

Quello che evidente per chi si occupa di HR è che il ruolo di professional e manager del settore sarà sempre più strategico nella partita dell’innovazione e del cambiamento. Questo ruolo ha acquisito grande rilevanza negli ultimi due anni ed è evidente quanto sia importante – per la competitività delle imprese – una efficace gestione delle persone.

Vi propongo la mia visione.

 

Il ruolo degli HR sta cambiando e cambierà ancora molto

Più fattori risultano strategici nel processi di cambiamento, due, a mio avviso, sono davvero cruciali e faranno la differenza.

Un aspetto di grande rilevanza in questo flusso di cambiamento, è quello tecnologico: non parliamo più di sistemi di gestione ma di molto di più. Big data, misurazioni, nuovi strumenti di ingaggio e comunicazione e un modo diverso di lavorare attraverso l’uso maggiormente efficiente della tecnologia.

L’altro elemento invece è legato alla leadership: si tratta di guidare una trasformazione organizzativa basata principalmente sulla responsabilizzazione delle persone (leadership dal basso, il cui valore è stato messo in evidenza dall’epoca Covid e dalle nuove modalità di smart working).

 

Se volessimo sintetizzare ciò che sta accadendo potremmo definirlo come una sorta di dialogo continuo, in ambienti diversi e complementari

Assistiamo al tramonto – definitivo – dei modelli verticistici: non sono neanche più credibili oltre che inefficaci, inoltre,  sono uno dei maggiori motivi di great resignation e di disaffezione.

Il dialogo è la formula vincente. Un dialogo accogliente, rispettoso, responsabile.

 

Il ruolo degli HR è di far comprendere agli altri C-Suite l’importanza dell’ascolto e della condivisione

Sapete come questo processo può avere un booster per essere attuato?

Dalla informazione e dalla formazione. Sono consapevole, apprendo, agisco.

Se le imprese continueranno a sottovalutare l’importanza della formazione dei dirigenti perderanno una grande occasione: la motivazione della mancanza di tempo non regge. Il tempo per le cose importanti si trova.

 

Il punto è riconoscere nel cambiamento culturale e di mindset un valore strategico oltre che operativo 

Dove si trova il differenziale formativo? Su ciò che non è strettamente tecnico.

Un manager, la competenza tecnica la tiene aggiornata e la sviluppa costantemente:  normalmente si aggiorna, anche in autoformazione, per interesse, per non perdere di innovatività, per essere competitivo. Diversa è la riflessione sulle soft skill.

 

E’ indispensabile definire piani mirati di upskilling per i dirigenti che puntino sullo sviluppo di capacità di coordinamento e valorizzazione delle persone

Le competenze chiave oggi sono: leadership (da mettere in campo soprattutto nel coordinamento dei team), intelligenza emotiva e soft skills (nella loro espressione più ampia e contemporanea).

I leader sono, o almeno dovrebbero essere, coach dei propri dipendenti.

Il leader aiuta le persone con cui collabora a far emerge il meglio di tutti per portarlo a valore comune nell’organizzazione.

Se le persone non sentono che qualcuno si aspetta da loro che diano il massimo o si rendono conto che quando esprimono il massimo del loro potenziale non viene riconosciuto, perché dovrebbero impegnarsi?

Spetta al leader svolgere la funzione di Talent Digger all’interno delle organizzazioni.

Ma non è detto che ciò accada…anzi.

Quello che consiglio sempre ai C-suite che incontro è di intraprendere un percorso formativo per diventare Coach

La maggior parte mi guarda con gli occhi sgranati e mi dice: Ma a me a cosa serve?

Risposta: a fare meglio il tuo lavoro e a star meglio.
Può bastare come motivazione?

Io l’ho fatto. Mai investito meglio il mio tempo e il mio denaro.
E da allora ne organizziamo uno ogni anno: un dovere per la comunità HR di cui faccio parte.

Meno stress, più efficacia, maggior benessere e valore.

Se nelle organizzazioni le persone non fanno emergere le proprie potenzialità questo accade semplicemente perché non ci sono leader che riconoscano loro un valore, che le stimolino e che siano essi stessi esempi ispiratori.

Forse proprio questa è la cosa più difficile.

 

E voi che ne pensate?

 

Un caro saluto da Laura Colombo