La formazione aziendale si sta trasformando e la  rivoluzione digitale è la regina delle tematiche su cui le aziende investiranno nel prossimo futuro.

Per farci un’idea del fenomeno, vediamo alcuni dati che derivano da una ricerca del MIP che ha visto partecipare il 71% di grandi aziende e il 29% di PMI.

Da qui al 2024, le imprese punteranno sempre di più su tematiche di formazione corporate che seguono la metodologia lean/agile (80% di preferenza), lo smart working (con il 75% di preferenza) e la Diversity & Inclusion (per il 77,4%).

Importanti finanziamenti a fondo perduto sono a disposizione delle aziende per i progetti formativi di reskilling e upskilling delle persone.

 

Un aiuto importante per finanziare progetti per far fronte alle trasformazioni del lavoro e delle professionalità che richiedono un rapido e continuo aggiornamento

In pandemia, alle tradizionali risorse dei Fondi interprofessionali, quelli legati allo 0,30% del monte stipendi del personale delle aziende, si sono aggiunte le risorse del Fondo nuove competenze.

 

Si stanno aggiungendo, grazie al PNRR, nuove risorse per la formazione della pubblica amministrazione, dei disoccupati e del mondo del lavoro

Ma le imprese sono pronte a gestire efficacemente queste risorse?

Il sistema della formazione professionale, gli enti di formazione, le strutture formative della pubblica amministrazione, le Corporate Academy delle aziende private sono davvero pronte a gestire processi di reskilling e upskilling per tenere il passo della rivoluzione digitale?

La rivoluzione digitale impatta su tutti processi, e non risparmia certo il ciclo dell’apprendimento

Vediamo alcune delle principali tendenze che richiedono un adeguamento culturale e professionale del mondo della formazione.
E soprattutto, ricordiamoci che – se di rivoluzione vogliamo parlare – nuove competenze sono richieste non solo ai lavoratori ma anche ai docenti, formatori e progettisti.

Connessioni sempre più potenti hanno permesso di gestire la DaD di milioni di studenti e lo smart working di milioni di lavoratori

Anche solo pochi anni fa, non sarebbe stato possibile. Meglio, non sarebbe stato pensabile. Il 5G, e le tecnologie che si stanno sviluppando, amplieranno ulteriormente le possibilità di comunicazione, permettendo di scambiare dati a velocità impressionante.

Nei prossimi anni, calcolatori con potenza fino a 200 milioni di volte superiore a quella degli attuali, diventeranno accessibili a tutti: ciò porterà uno slancio enorme alla Digital Trasformation.

Un modello destinato a divenire uno standard lavorativo

Lo Smart Working è un esempio di Digital Transformation in atto nel mondo aziendale contemporaneo.
Ma portare avanti un progetto di Digital Transformation che coinvolga tutta l’impresa – e quindi anche i modelli di business – è tutt’altro che semplice.

Ci sono alcune buone pratiche che riguardano alcune categorie fondamentali: leadership, ICT, digitalizzazione dei processi di lavoro, comunicazione verso tutti i dipendenti.
Ma è l’aumento delle “capabilities” tecnologiche che costituisce la base su cui si fonda il successo della trasformazione.

I processi di formazione interni alle imprese stanno vivendo una fase di profonda trasformazione, e le condizioni che richiedono un cambiamento sono differenti e antecedenti al Covid. Il Covid le ha solo fatte esplodere accelerandone l’attuazione.

Gli impatti delle nuove frontiere dell’innovazione su metodologie formative e tool

Nei prossimi decenni, gli NFT (Non-Fungible Tokens) e il Metaverso (mondi virtuali e reali interconnessi, portati alla ribalta da Mark Zuckerberg, CEO di Meta, fondatore di Facebook) sono destinati a diventare  uno standard anche nell’istruzione e nella formazione.
Ciò su cui potremmo discutere è la velocità con cui verranno accolti e utilizzati nelle università e nei luoghi di istruzione e formazione di tutto il mondo, che dovranno accettare il fatto di non essere gli oligopolisti del sapere e andare verso un percorso di integrazione e di armonizzazione.

Anche per me che non sono una esperta del settore, non è difficile immaginare che utilizzando la tecnologia NFT la formazione – così come la pensiamo oggi – possa essere davvero stravolta a breve.

Perché? Semplice e radicale.

Tutti i “momenti” di apprendimento di uno studente/corsista possono essere individuati, registrati, catalogati e utilizzati come “prove” concrete di un sapere sperimentato.

Dal voto di esame alla certificazione di un’esperienza

Gli NFT possono effettivamente trasformare il mondo education, universitario, aziendale ed online learning se consideriamo un NFT come un token che viene creato e archiviato utilizzando la tecnologia blockchain.

Sapete perché?

Gli NFT sono estremamente versatili e potrebbero essere utilizzati molti dominii, praticamente in tutti quelli dove una certificazione ha un valore riconosciuto.

Gli NFT sono unici e possono essere realizzati da creatori di contenuti digitali di qualsiasi tipo, quindi anche educativi, informativi e formativi.

Si può certificare senza possibilità di contraffazione grazie alla blockchain diventando così la traccia digitale di quando ci si è iscritti a un corso, terminato un progetto, chiuso un ciclo di ore di pratica. Oppure certificare più eventi in un percorso di apprendimento.
Tutto ciò ha un valore enorme per le aziende che vogliono assicurarsi che le persone che stanno assumendo siano effettivamente qualificate come dichiarano – ovvero possiedano una determinata esperienza – piuttosto che solo come i loro certificati attestano.

Ci aspetta una grande sfida nella formazione

Oggi lo scopo della formazione non è più solo assicurare un miglioramento delle competenze ma porre la learning revolution al centro di politiche di investimento per assicurare una modalità di lavoro più sostenibile e orientata al bene comune.

Serviranno competenze, strumenti, tecnologie, ma soprattutto visione e strategia. La capacità di vedere oltre nello stabilire i nuovi piani e fornire skill adeguati in modo distribuito ed efficace, con un occhio ai budget e agli investimenti.

 

E Voi, siete pronti? Io ci sono.

 

Laura Colombo
Editor HR Forbes Council