Corso di tecniche di comunicazione avanzato; Come comunicare ai tempi del Covid; Metodologie innovative per una comunicazione efficace… e via dicendo. Questi sono solo alcuni tra i titoli più comuni dei corsi sulla comunicazione che potete trovare in tante offerte formative di enti che offrono strumenti di sviluppo delle competenze.

Ciò che accomuna quasi tutte le proposte a mercato è che Il focus è sul “tema”: la comunicazione; mentre, la soluzione risiede negli strumenti (tecniche e metodi).

Ora qualcuno di voi comincerà a pensare: Grazie Laura, meno male che ce lo hai scritto se no non ci saremmo arrivati. E avreste pienamente ragione, sarebbe scontato tanto da risultare banale, se mi fermassi qui.

Pensieri “out of the box”

Ogni azienda è una realtà unica ed ha una storia irripetibile, ciò che le accomuna è un bisogno universale, quello di esprimersi. Non tutte partono dallo stesso livello di consapevolezza e ciascuna ha esigenze differenti, collocate sull’asse del tempo e dello sviluppo della cultura interna da una parte e sulla linea dello sviluppo e degli obiettivi dall’altra.

Ecco perché servono tante risposte diverse a quello che sembra invece una uguale esigenza, e soprattutto servono nuovi punti di osservazione per giungere a “nuove” modalità di comunicazione.

Ciò che voglio proporvi qui di seguito sono alcuni pensieri “out of the box” su cui andrò a costruire nuovi progetti formativi che si discostano dal focus e dalla soluzione per concentrarsi invece sui soggetti e sul processo: la comunicazione centrata sulla costruzione di una relazione positiva..

 

✔️ Una prospettiva alternativa

Quello che leggerete tra poco potrà farvi guardare alla comunicazione in un modo differente, e soprattutto potrà farvi riflettere su quali elementi incidere per migliorarla, sia nella vostra realtà professionale, e perché no, personale (i limiti sono sempre più indefiniti ormai).

Ci sono tanti livelli di comunicazione, ma in sintesi parliamo di un fenomeno importante, essenziale direi, che abbraccia tutto l’arco della nostra vita.

Provate a pensare a queste frasi.

“Hai sentito? Ha detto mamma!”

“Le sue ultime parole sono state…”

La nascita e la fine delle relazioni, segnate dalla comunicazione.

Oggi oltre alla espressione orale abbiamo tanti modi per comunicare: basta pensare alla vita di Stephen Hawking per capire che comunicare e stabilire relazioni po’ assumere tante forme, destinate ad evolversi e mutare velocemente nel tempo. Ciò anche per effetto della digitalizzazione e dell’innovazione, ma saranno tutte valide ed efficaci quando riusciranno a sostenere il processo di relazione con l’altro.

Tutte hanno un denominatore comune: la relazione

Farò perciò ora quello che potrebbe sembrare un passo indietro per arrivare a farne due in avanti: rifletterò sulle condizioni e i valori che rendono la comunicazione efficace e meno – molto meno –  sugli strumenti, concentrandomi su questo: il valore della relazione; il valore delle persone.

 

✔️ Creare relazioni è uno dei bisogni fondamentali, in ogni ambito della vita

Proprio per questo quando lo scambio di informazioni diventa difficile – in ambito aziendale come negli altri contesti della nostra dimensione sociale – ne risente il benessere psicologico e a volte anche fisico (a causa delle somatizzazioni che tale disagio crea).

Avete mai pensato a quanto valore può avere ricevere un sorriso?

Migliorare la comunicazione non è solo una questione di clima, di indicatori di ambiente, di cultura, di ESG

Una comunicazione fluida e positiva porta ad un effettivo miglioramento della vita stessa di ogni persona in tutti i suoi ambiti, con evidenti effetti misurabili in KPI.

Vi siete mai chiesti quanto vale un sorriso? Un “buongiorno a tutti” detto tutti i giorni?

Chi di voi è abituato a riceverlo lo sa, chi invece non ha questa fortuna sa quanto potrebbe migliorare la qualità di una giornata passata i con i colleghi a contribuire al successo dell’azienda in termini di benessere ed efficacia.

 

✔️ La comunicazione è anche questione di linguaggi

Mettersi in relazione con l’altro non è semplice: comporta ascolto e apertura. Comporta mettersi in discussione.

E questo è molto legato a situazioni generazionali: io sono fortunata: ogni anno vedo nelle classi dei miei master centinaia di ragazzi, ogni anno imparo qualcosa.

Proviamo ad ascoltare delle differenti forme di linguaggio. in questo caso, non essendoci interazione tra soggetti il canale è univoco.

Ci serve a comprendere modalità e sentiment, facendo un tour tra generazioni.

 

 

Come era 30 anni fa…

 

La stessa cosa oggi…

 

E per finire qualcosa che non ha età, questo vale sempre.
Mettiamo persone di 4 generazioni diverse ad ascoltare non solo la musica ma i testi, e vedremo l’emozione negli occhi, in tutti gli occhi.

 

✔️ Spigolature e digressioni

Ma è estate, oltre a parlare di KPI e di tecnicismi facciamo qualche digressione e riportiamo spigolature per allargare il perimetro della visione (su e giù per la storia e le discipline passando per le curiosità) concedendoci una lettura alternativa sotto l’ombrellone.

Per comprendere in modo più profondo il termine, e quindi il significato, è interessante l’etimologia della Parola.

Comunicazione viene dal cum = con, e munire = legare, costruire e dal latino communico = mettere in comune, far partecipe

Parliamo quindi del processo e delle modalità di trasmissione di un’informazione da un individuo a un altro (o da un luogo a un altro), attraverso lo scambio di un messaggio creato in base a un determinato codice comune (ovvero conosciuto, condiviso).

L’elemento del codice è sempre più importante per l’efficacia della comunicazione: vale per ambienti, culture, età, tantissimi elementi di cui l’emittente deve tenere conto se vuole mettersi in relazione con il ricevente.

La comunicazione presuppone l’esistenza di almeno due attori che partecipano a un processo interattivo

In questo senso, la TV e la Radio, non sono mezzi di comunicazione ma di trasmissione.

E dal contesto etimologico passiamo alle contaminazioni tra discipline.

 

✔️ La comunicazione è esclusivo oggetto di attenzione di persone di marketing e di studiosi delle scienze umane

Se pensate che quanto ho scritto sopra sia vero, vi sbagliate. Si chiamano preconcetti quelli che ci portano a giungere a certe conclusioni, ma spesso non corrispondono alla realtà. Sono molti gli studiosi che hanno approcciato questo ambito di studio, e da tanti punti di osservazione differenti.

Ad esempio, nel 1949 Claude Elwood Shannon e Warren Weaver, matematici statunitensi,  elaborano un modello che mostra le varie fasi del processo comunicativo, con una concezione strettamente fisica dell’informazione.

Il modello si può applicare anche ai campi degli studi sociologici e culturali della comunicazione e i media.

Così come la teoria ipodermica – secondo Noelle-Neumann, autrice di Il modello della spirale del silenzio e fondatrice nel 1947 dell’Institut fur Demoskopie Allensbach a Mainz – afferma che le relazioni sociali dell’individuo e le sue attività influenzino la ricezione del messaggio e che il leader d’opinione – a sua volta – basandosi sulla propria autorità influenzi quanti dipendono da lui.

Anche questo modello applicato ai media, non considera il destinatario ma si focalizza in modo esclusivo sul come si diffonde il segnale.

La comunicazione profondamente diversa dalla trasmissione, dal discorso, e su questo concetto chiamiamo in campo il sommo Aristotele.

Ecco quanto ci ha lasciato in eredità (Retorica, 384-322 a .C.).

I generi della retorica sono tre di numero: altrettanti sono infatti le specie di coloro che ascoltano i discorsi.

Il discorso consta di tre elementi: colui che parla, ciò di cui parla, colui al quale si parla.

Il fine del discorso è diretto all’ascoltatore.

L’ascoltatore è uno spettatore o chi decide, rispetto a fatti passati o futuri.

In rapporto agli avvenimenti futuri è il membro dell’assemblea a decidere; riguardo a quelli passati è il giudice di tribunale; rispetto all’abilità dell’oratore, lo spettatore.

Per tanto, i generi di discorsi saranno tre: deliberativo, giudiziario, epidittico.

Lasciamo il passato e torniamo al presente.

 

✔️ Perché comunicare è così importante

Parliamo del perché la comunicazione efficace in azienda (soprattutto per i leader, ma a cascata per chiunque faccia parte dell’organizzazione aziendale) è così importante.

La comunicazione interna è adottata dall’impresa per gestire il flusso di informazioni ed è complementare e di supporto alla comunicazione esterna.

Le tre categorie

Principalmente si distinguono 3 categorie:

  • Top-down: dal board management ai dipendenti;
  • Bottom-up: i dipendenti trasmettono informazioni/richieste/reclami/report verso il top management;
  • A rete: le informazioni vengono scambiate – in modalità pressoché peer2peer – tra management, direzione e dipendenti.

Tutte e tre le modalità sono bi-direzionali, solo l’ultima però è funzionale ad eliminare blocchi gerarchici.

L’efficacia della comunicazione interna dipende strettamente dalla qualità e quantità dei messaggi, dallo stile e dal media scelto.

 

✔️ La comunicazione positiva

E’ attraverso la sua efficacia che possono essere raggiunti i risultati attesi.

Basti pensare ad un leader che riesce a farsi comprendere dalle persone che guida: non solo ciò riduce i margini di errore e di incertezza delle persone del team o dell’intera azienda, ma rafforza le relazione perché si basa sulla creazione di un rapporto di fiducia.

In mancanza di una comunicazione efficace e positiva, la possibilità di condurre le persone verso un obiettivo comune potrebbe diventare difficile, motivo di stress, causa di disaffezione fino ad arrivare alle dimissioni in massa (per mancanza di condivisioni di valori e cultura aziendale).

Una comunicazione positiva è alla base del benessere aziendale

Come si è detto, il processo comunicativo ha un’intrinseca natura bidirezionale, quindi il modello va interpretato nel senso che si ha comunicazione quando gli individui coinvolti sono sia emittenti che riceventi messaggi.

Quello che ho imparato, soprattutto con le pratiche di coaching, è quanto sia importante ascoltare e stabilire una relazione con gli interlocutori: che si tratti di una dialogo privato, una riunione di team, un webinar o una riunione con tutti i dipendenti dell’azienda, non cambia.

Stiamo sempre parlando di persone, con le stesse emozioni che proviamo noi, con gli stessi bisogni che avvertiamo.

La relazione è al centro, il riconoscimento del ruolo dell’altro è fondamentale. L’ascolto dell’altro è fondamentale. A volte sentiamo, senza ascoltare. Ed è solo rumore. Il mio professore di comunicazione Guglielmo Zucconi   durante le lezioni mi faceva impazzire: era appassionato della relazione, ci trasmetteva qualcosa di unico, il valore della comunicazione. Una cosa non dimenticherò mai del mio maestro “Non urlate, ma parlate: quelli che urlano sono come i venditori di stracci al mercato. Li alzano in aria e contano sull’effetto dei colori e del trambusto. Comunicare differente: è dire qualcosa”.

 

La comunicazione è un processo in cui tutti devono avere un ruolo riconosciuto e manifesto, se ciò non accade significa che ci troviamo in un’altra condizione, quella di mera trasmissione.

Ma è questo che vogliamo?

E’ questo che ha un senso nelle aziende contemporanee?

Lascio a voi la risposta.

 

Laura Colombo
Advisor and Career Coach

www.lauracolombo.it


 

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